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Il Bosco del via Vaj  - [scarica pdf]
testo e foto di Anna Berra e Giulio Caresio
Parco Naturale della Collina Torinese - ottobre 2007
unpublished

Una giornata d'ottobre calda, come i colori delle foglie che iniziano a spuntare un po' ovunque sulle cime degli alberi. Fruscio leggero di foglie smosse. Un piacevole odore vegetale ci avvolge. Umido, caldo e materno. Il bosco del Vaj sembra ci aspetti. All'ingresso, possibilità di percorsi differenti. Matematica e natura. Interessante accostamento. Lontano si spegne un eco di motocicletta, con le sue memorie di miasmi e biossidi cittadini. Squilla invece la voce di un gallo. Chicchirichììì! Invito perentorio ma gentile. Un ultimo sguardo a un orizzonte nitido di montagne già innevate e ci si tuffa tra le ali del bosco. Castagni e querce si chiudono sopra di noi. Il sole si fa abat-jour. Giallo, verde e marrone. Una calma calda che attraverso gli occhi raggiunge il cuore.
Un signore sulla settantina ci sfreccia accanto. La sua andatura la dice lunga, di certo qualcuno abituato a camminare in montagna. Qualche betulla offre al cielo le sue foglioline oscillanti. Suoni di animali, e il profumo intenso di terra bagnata, di pioggia recente. Camminiamo sui ricci di castagna molli di pioggia, un tappeto morbido sotto i piedi, che si alterna a foglie color rame, e poi a ghiande: le querce ci guardano mute.
Zolle di terra antica, cattedrali d'insetti. Radici affiorano sui bordi, contorcendosi fin nelle viscere del terreno scuro. Accanto a noi un verde tenero e umido dove i raggi del sole s'infiltrano come spie. Fra le piante fa capolino la magica sezione aurea; il numero 5, simbolo di Amore per i pitagorici. Ed ecco di ritorno il camminatore di prima. Accipicchia che veloce!
Pochi minuti dopo, salti impossibili di cavallette ci accompagnano su per una salita erta e breve. Eccoci al Bric del Vaj, 583 metri, una finestra aperta sulle Alpi. Sotto il pannello seduto su un play quod un ragazzo con un cappello da cow-boy. Si lascia fotografare: "Mica ti fanno problemi se ti vedono seduto lì sopra?". Ci rassicura Silvio della Fattoria Sequoia: qui l'amicizia conta ancora qualcosa.
Ripartiamo, in cammino verso il Grande Faggio attraverso l'oro di Fibonacci, la spirale aurea. Sulla strada più in là ci aspetta un corniolo. Il suo nome nobile seduce i passanti. E' memoria dei frutti rossi preziosi e rari e del suo durissimo legno da pipa. Poi ecco un vociare piemontese giungere dal Roc, la fontanella. Una coppia e un cane husky. Ci spiegano che il cane è cieco, ed è una femmina dolcissima che ha addirittura allattato un gattino grazie al latte prodotto dall'emozione e dal desiderio di essere madre. Miracoli della natura. Ora Maya beve con timore alla fontana e fa tanta tenerezza. Poco più in là due ciclisti che tirano il fiato: "Non mi rompere i perbacco, va´".
Stiamo attraversando il lato nord, quello dove il sole latita. L'oscuro bosco ci parla attraverso i suoi abitanti, i faggi. Creature antiche, con pelle tiratissima, radici zampe di dinosauri, radici-unghie. I tronchi lisci lisci come la superficie di una torta glassata. Un rinnovato silenzio avvolge d'incanto le pieghe sinuose ed argentate delle loro cortecce. Corpi, visi, parti del corpo e figure marziane prendono forma negli occhi di chi le osserva. D'improvviso le campane di Castagneto si scatenano in un concerto festoso. Ci ricordano il tempo e l'uomo.
Il Grande Faggio si staglia in tutta la sua centenaria bellezza. Se ne sta lì a guardare il mondo che cambia, immoto, silenzioso. Grosse radici artigliano la terra bruna, sotto di lui nulla cresce. I segnali del suo corpo di linfa raccontano di un tempo che fu, simboli attraverso cui la Natura parla. Rami ancora carichi di foglie verdi scendono fin quasi a terra. Corteccia pelle del Tempo alla quale stiamo abbracciati, ascoltandone il cuore pulsante. L'odore del muschio sale nelle narici. Sopra di noi la rete delle foglie crea un trine maestoso. Restiamo lì ai suoi piedi in un tempo senza tempo...
Un ultimo regalo ci attende sulla via di casa: brune, polpose castagne che stasera sul fuoco danzeranno con noi per far festa all'autunno.